- LEON – SAN MARTIN DEL CAMINO
- SAN MARTIN DEL CAMINO – ASTORGA
- ASTORGA – FONCEBADÓN
- FONCEBADÓN – PONFERRADA
- PONFERRADA – VILLAFRANCA DEL BIERZO
- VILLAFRANCA DEL BIERZO – LA LAGUNA
- LA LAGUNA – TRIACASTELA
- TRIACASTELA – SARRIA
- SARRIA – PORTOMARIN
- PORTOMARIN – PALAS DE REI
- PALAS DE REI – RIVADISO
- RIVADISO – O PEDROUZO
- O PEDROUZO – SANTIAGO DE COMPOSTELA
- FINISTERRE
MADRID
Urbansea Atocha 113, a Madrid: se cercate un albergo comodo ed economico dove fare scalo questo potrebbe fare al caso vostro. Il check-in è h24 e prima dell’uscita hanno due tavolini e un paio di macchinette per caffè, the e altro con due cosine per fare colazione compresa nel prezzo.
Link al sito per prenotare -> LINK

LEON – SAN MARTIN DEL CAMINO
Sello in ceralacca: lo inserisco qui perchè in noi abbiamo incontrato Matteo nell’albergue municipale di San Martin del Camino ma questa, ragazzi miei, è una vera chicca.
In pratica questo ragazzo italiano dall’anno prossimo girerà, per tutta la stagione, i donativi facendo timbri in ceralacca personalizzati.
Naturalmente sono sellos (timbri in spagnolo) extra, nel senso che quello che fa fede sulla mia credenziale è quello dell’albergue e questo è più che altro per ricordo, ma io la trovo una cosa carinissima.
Vi metto il link della sua pagina IG così, se siete interessati, potete seguire i suoi spostamenti. Vita_in_camino

SAN MARTIN DEL CAMINO – ASTORGA
Rio’s Irish Tabern, ad Astorga: un buon irish pub senza impazzire a cercarlo. Prezzi nella media del Cammino, ma piatti un po’ diversi da quelli che mangereste ogni giorno. Credetemi che ci vuole.

ASTORGA – FONCEBADÓN
L’isola che non c’è, a Foncebadòn: è una pizzeria italiana a conduzione familiare. Estremamente spartana (si mangia nei cartoni), ma proprio per questo perfettamente in mood con il luogo. Gli ingredienti arrivano direttamente dall’Italia e si sente.
Per prenotare su whatsapp: +39.340.965.78.38

Albergue El convento, a Foncebadòn: ve lo segnalo perchè, oltre ad essere pulito e nella media con i prezzi, ha un bagno per camera cosa che sul Cammino è praticamente un lusso. Aggiungo che si mangia piuttosto bene.
– foto dal web

FONCEBADÓN – PONFERRADA
Manjarìn Encomiendo Templado: credo di aver capito che si tratta di un donativo, ma la cosa che so per certo è che si tratta del posto più strano del cammino. Vale la pena, se lo trovate aperto, di farci un salto.
Bonus: ocio ai cani che sono grossi, non spaventatevi.

La rosa del agua, a El Acebo: è un bar come tanti, ma credetemi che ha la Tarta de Santiago migliore di tutto il cammino.
Merita decisamente una sosta.
Bonus: i gestori, quando siamo andati noi erano una coppia di ragazzi tedeschi, che parlano bene sia spagnolo che inglese, di cui lui sembra Jovanotti di 20 anni fa coi rasta. Trovate anche una foto su google maps se vi ho incuriositi.
Foto dal web, mannaggetta.

Albergue Alea, a Ponferrada: la struttura è a conduzione familiare o poco più e la sensazione è di essere a casa (impagabile). La signora che lo gestisce è dolcissima e soprattutto cucina divinamente.
Se avete occasione fermatevi anche a cena, che ne vale la pena.
Bonus: miglior sangria della mia vita, senza dubbio alcuno.

PONFERRADA – VILLAFRANCA DEL BIERZO
Ristoro donativo El serbal y la luna: il gestore mi ha sinceramente rimessa al mondo con un ottimo the freddo, in un momento in cui il caldo e la fatica mi stavano uccidendo.
È stato molto carino perchè ci ha fatti rimanere finchè volevamo (una decina di minuti, nel nostro caso) senza metterci minimamente fretta.

ALBERGUE AVE FENIX, a Villafranca del Bierzo: ASSOLUTAMENTE DA EVITARE. partirei dal fatto che abbiamo prenotato e arrivati lì ci hanno detto che non capivano perchè fosse stata accettata (da loro) la prenotazione perchè in realtà era chiuso, nonostante i cartelli lungo la strada lo indicassero come aperto 365 giorno l’anno.
L’hospitalero non era esattamente in condizioni psicofisiche adatte ad accogliere i pellegrini e rembrava appena tornato da un rave party ben riuscito.
Ad ogni modo, ci hanno fatto attendere qualche minuto per sgombrare davanti ai nostri occhi increduli questa stanza, spostando tutti i materassi che vedete, insieme ad altri che sono stati portati altrove, e che erano tutti accatastati in piedi (sì, appoggiati per terra) contro i letti a castello.
Sulle condizioni igieniche direi che il video parla da sè.
Insomma, appena appoggiati gli zaini, ci siamo guardati intorno ed è bastato uno sguardo per capire che entrambi non ci saremmo rimasti un secondo in più lì dentro.
Visto il disturbo che hospitalero e aiutante si sono presi a spostare tutto quel ambaradan per noi, ci abbiamo tenuto a pagare comunque i 10€/notte a testa richiesti (!!!) che, più o meno giustamente, hanno accettato di buon grado, e con una scusa abbiamo fatto fagotto e ce ne siamo andati.
Albergue Leo, a Villafranca del Bierzo: è stato il nostro sospiro di sollievo dopo la pessima esperienza da Ave Fenix: una coppia di amici ha deciso di proseguire per qualche paese e ci ha ceduto la prenotazione (♥).
Direi che, a mani basse, questo albergue è in cima al mio podio di dove mi sono trovata meglio.
Anzi, ci siamo trovati talmente bene che abbiamo deciso di fermarci un giorno in più a riposare.
Bonus: è a due passi da una spiaggia fluviale pubblica dove potete fare il bagno e rilassarvi.

VILLAFRANCA DEL BIERZO – LA LAGUNA
LA LAGUNA – TRIACASTELA
Albergue Atrio, a Triacastela: altro albergue in cui la sosta è stata tanto piacevole da decidere di rimanere un giorno in più a riposare. La proprietaria è super gentile e e si occupa anche di fare il bucato facendotelo trovare piegato e pronto. Hanno anche cucina sia interna che esterna (protetta da un grande dehor verandato). La pecca di questo posto è che essendo una struttura di 200 anni i pavimenti in legno scricchiolano parecchio e ogni suono rimbomba in tutto l’albergue (sì, anche i rumori in bagno).

TRIACASTELA – SARRIA
Donativo Terra de Luz, a Samos: Per arrivare qui dovrete, come abbiamo fatto noi, scegliere la deviazione che passa da Samos, invece di quella che passa da San Xil. Noi l’abbiamo scelta semplicemente perchè più corta, onestamente, ma pare che l’altra sia più bella come spesso accade. Ad ogni modo a un certo punto abbiamo incrociato questo donativo super rifornito con caffè vero, fatto con la moka al momento, gestito da una signora italiana molto dolce.

SARRIA – PORTOMARIN
PORTOMARIN – PALAS DE REI
PALAS DE REI – RIVADISO
RIVADISO – O PEDROUZO
Bar Abuela Jesusa, a Salceda: ci siamo fermati qui per un attacco di fame ed è uno dei tanti bar che si trovano sul cammino. Quella che vedete in foto però, è la miglior torrijas (molto simile al french tosto) che io abbia mai mangiato. Ne avrei prese altre 3 se non avessi avuto un minimo di pudore.
Bonus: hanno un cagnetto, di cui non ricordo il nome, simpaticissimo che gironzola libero tra i tavoli.

Albergue Espiritu Xacobeo, a O Pedrouzo: onestamente da fuori non gli avremmo dato due lire, quando in realtà all’interno è un posto estremamente pulito ed accogliente. Hanno a disposizione una cucina moderna e ben attrezzata e un sacco di stendini (mai visti tanti).
Purtroppo non ho foto fatte da me quindi: foto dal web.

O PEDROUZO – SANTIAGO DE COMPOSTELA
Albergue Semenario Menor, a Santiago de Compostela: qui vi consiglio di prenotare solo se non avete paura dei fantasmi. No, sul serio: sembra la Phantom manor di Disneyland in real life. E pensare che è un collegio durante l’anno… Ad ogni modo anche se è un po’ costoso (ma Santiago è cara di suo rispetto al resto del cammino), vale la pena anche perchè al piano interrato ha una grande cucina a disposizione con tanto di microsupermercato. Per il resto munitevi di Mappa del Malandrino per girarla e andrà tutto bene.

FINISTERRE
Albergue Oceanus, a Finisterre: situato in posizione centrale tra le due spiagge principali di Finisterre, questo albergue è davvero carino e molto pulito. Il gestore è un chiacchierone, ma senza i suoi consigli in fatto di ristorazione non penso avremmo mangiato tanto bene.
Anche qui palesemente foto dal web, scusate.

Cafè Bar Tito, a Finisterre: provo sentimenti molto contrastanti verso questo posto, devo essere onesta, e ora vi spiego perchè. È gestito da un signore di Roma che, arrivato all’età della pensione, ha deciso di mollare tutto e trasferirsi qui per aprire un’attività per i pellegrini. Prende a lavorare con sè pellegrini italiani che hanno voglia di farsi due soldi prima di rientrare in patria, anche fosse per pochi giorni. Questo, al di là delgi aspetti patriottici etici e morali, comporta che spesso a lavorare ci siano persone che, non solo non hanno esperienza, ma nemmeno hanno il tempo di farsela, giustamente. Ora: volendo essere come sempre brutalmente sincera questi scialatielli fatti a mano ai frutti di mare erano paradisiaci, buoni come raramente li ho mangiati, ma sono letteralmente arrivati dopo un’ora. E vi assciuro che nel bar ci saranno state sedute 8 persone oltre a noi. Passi, capita. Peccato che il secondo non sia mai arrivato e che una volta alzati e messi in piedi alla cassa per pagare, nonostante il cameriere ci avesse visti e avesse segnalato la nostra presenza al proprietario (unico autorizzato a mettere le mani nei soldi, come è giusto che sia), quest’ultimo è stato qualcosa come 15 minuti seduto al bancone alle mie spalle e chiacchierare con la pellegrina gnocca di turno, ignorandoci totalmente finchè non mi sono girata e l’ho bruciato con lo sguardo.
Naturalmente quando abbiamo educatamente (giuro, educatamente e con calma) fatto notare l’attesa e il mancato arrivo del secondo non ha nemmeno fatto il gesto di offrirci il caffè o altro. A postissimo così. Grazie a arrivederci.
Però quegli scialatielli (che credo proprio avesse cucinato la madre del tipo, giunta in soccorso al pargolo dall’Italia – fate voi i conti di quanti anni potesse avere) non me li scordo più – e anche la carbonara di Luca pare fosse eccellente.

Salon de las flores, a Finisterre: “rosa”. è la prima parola che mi viene in mente pensando a questo baretto dove per 3 mattine abbiamo fatto colazione. È a conduzione familiare ed è sia bar che fiorista, da qui il nome. Hanno degli ottimi i churros e divertentemente abbiamo fatto colazione per tre volte con il sottofondo di cantanti italiani che cantavano in spagnolo (Pausini, Ramazzotti e Nek, con canzoni direttamente dal 2005). È stato un caso, ma è stato buffo. Foto dal web, ahimè.

Mamà Celia (seafood market), a Finisterre: è in parte ristorante di pesce in parte cocktail bar (con due attività distinte nello stesso locale, intendo, motivo per cui ve lo scrivo due volte).
Hanno un sistema tipo quello dei ristoranti nei centri commerciali, dove ordini, paghi e ti danno il numeretto con cui ti chiamano e vai a prenderti il cibo al bancone.
Bonus: DOVETE provare le cozze fritte, sono un’esperienza di vita.

Mamà Celia (seafood market), a Finisterre: parliamo del cocktail bar.
Luca ha voluto prendere il formato XL convinto che fosse un bicchiere un po’ più grande e invece è tornato con una sorta di boccia per pesci rossi con due cannucce e un liquido azzurro pennarello giotto, che probabilmente altro non era che sciroppo di glucosio e colorante alimentare.
Per altro aveva il tasso alcolico di una coca zero, ma alla fine dei conti non era malissimo.
Nella foto Luca, Cooper e la vasca dei pesci rossi.

Restaurante Don Percebe, a Finisterre: avete presente quei posti che sembrano bettole terrificanti da fuori ma in cui poi mangi benissimo e il servizio non è nemmeno poi tanto male? Ecco, questo posto è esattamente così. Se non ce lo avessero consigliato caldamente manco dipinti ci saremmo entrati, anche perchè sembrava più un bar da vecchietti col bianchino alle 10 del mattino. Ci siamo dovuti totalmente ricredere.

Restaurante La Bayonnaise, a Finisterre: qui abbiamo scoperto una cucina fusion talemnte buona che abbiamo voluto personalmente fare i complimenti allo chef, che è venuto a salutarci al tavolo. Anche qui, come tantissimi altri posti, è a conduzione familiare e ai fornelli troviamo il padre che, seguendo la sua passione per la cucina, ha voluto aprire questo posto a tema nave antica.

