DISCLAIMER: Attenzione, gente! Articolo particolarmente lungo. Sorry, not sorry.






La mia guida di viaggio
Probabilmente alcuni di voi hanno seguito le mie peripezie attraverso il mio account provato di IG (vale.liuzzi), perchè in quei giorni ho fatto più storie di quante mai ne farò in tutta la mia vita.
Comunque: avete presente tutte quelle belle cosine che vi ho raccontato su vesciche, scarpe e zaino? Eh. Per almeno un buon 60% fareste bene a dimenticarvele.
Bellissime le letture online e le info che trovi qui e lì in rete, ma poi la reatà dei fatti è ben altro.
Io, fedele al mio essere spiccia nel dirvi le cose senza girarci troppo intorno, vi dirò quello che ho vissuto sulla mia pelle nel bene e nel male.
Vista la lunghezza di questo articolo, vi ho diviso tutto per capitoli in modo da renderlo più comodo.
Buona lettura.♡
INDICE DELLA PAGINA
PREMESSA
Ieri sera, parlando con un’amica, ho scoperto che giustamente non tutti hanno un’idea chiara di cosa sia effettivamente il Cammino.
Si tratta di un percorso che da un punto zero arriva a Santiago, attraversando città molto grandi ma anche piccoli paesi, villaggi di 4 case abbandonati, boschi, costeggiando strade statali e inerpicandosi su per le montagne. È un percorso estremamente vario, lungo il quale sono sorti centri abitati e che quindi è fornito di “ogni comfort”. Sebbene ci siano dei tratti più selvaggi, come i circa 32 km delle Mesetas (un altopiano di assoluto nulla se non natura arida, campi e insolazioni – che per altro noi non abbiamo attraversato perchè è prima del nostro punto zero ), è comunque il pellegrinaggio più percorso al mondo quindi va da sè che nel tempo si sia “civilizzato”. Questo ho voluto scriverlo in caso qualcuno, come la mia amica, pensasse che si tratta di un percorso a sè stante isolato dal resto su cui trovi solo alberghe e poco altro.
Avendo già scritto un paio di articoli generici su cosa sia il Cammino di Santiago, quanti ne esistono e cosa sono Credenziale e Compostela, che troverete citate qua e là nell’articolo, vi lascio di seguito i link:
– COS’È IL CAMMINO DI SANTIAGO
– CENNI STORICI
– LA CREDENZIALE DEL PELLEGRINO E LA COMPOSTELA
E ora parliamo di cose serie e davvero interessanti.
QUANTO ABBIAMO SPESO
Costi di viaggio
Vorrei come sempre iniziare dandovi qualche costo reale che abbiamo affrontato.
Considerate che ho prenotato tutto con Ryanair con mesi di anticipo (tipo a gennaio per agosto) e questo ha inciso moltissimo sul risparmio.
Tanto per cominciare, partendo da Malpensa, ci è convenuto volare a Madrid e il giorno dopo con calma prendere un pullman piuttosto che volare diretti a Léon (nostra città di partenza per il cammino).
Altra cosa importantissima è il discorso bagagli: al momento della prenotazione ho acquistato due bagagli imbarcati da 10 kg (A/R) per poi scoprire a ridosso di partenza che, al contrario di quelli da 20 kg, devono rientrare nelle stesse dimensioni del bagaglio a mano.
Sì, avete capito bene: ora potete acquistare un bagaglio in stiva da 10kg invece di 20, ma deve stare nelle dimensioni di 55x40x20cm come il bagaglio a mano. Ero incredula, ma ho chiesto conferma al call center e me l’hanno confermato. Attenzione perchè non è scritto in modo chiaro da nessuna parte sul sito di Ryanair, però se poi arrivate lì e il vostro bagaglio eccede sono 69espicci $ di penale. *inserire qui insulti a nastro*
Quindi: dopo un paio di giorni di panico puro (in cui per altro ho anche preso dei bagagli a mano extra sperando di starci con le dimensioni e invece ciccia – aka ho buttato altri soldi) ho deciso che i nostri zaini 55+10 lt andavano spediti con un DHL e ciao. Fine del problema.
Riassunto dei costi a testa:
– volo di andata Ryanair Milano – Madrid 75,60 €
– albergo Urban Sea Atocha a Madrid per 1 notte con colazione 29,50 €
– bus Madrid – Léon (Alsa) 26,76 €
– albergue Check-in Lèon per 1 notte a Lèon 11,00 €
– spedizione A/R dello zaino (Milano – Madrid / Santiago – Milano) 92,50 €
– bus Santiago – Finisterre (Monbus) 7,10 €
– bus Finisterre – Santiago (Monbus) 7,10 €
– volo di ritorno Ryanair Santiago – Milano 78,13 €
Costi di vita quotidiana
A tutto questo bisogna aggiungere le spese di vita quotidiana che non si sono assolutamente rivelate quelle lette in rete. Anche qui vi inserisco un elenco con i costi per ciascuno (tenete conto che i prezzi salgono avvicinandoci a Santiago).
– colazione dagli 8 ai 10 €: per una colazione completa di (pseudo) caffè-latte, brioche o fetta di Tarta de Santiago, e una spremuta di arancia. Noi in più bevevamo un paio di lattine di Aquarius (qualcuno di voi la ricorda?! Vi rinfresco io la memoria 😀), che essendo una bevanda energetica ci restituiva un po’ di sali minerali e ci dava la possibilità di fare una sosta bagno nei bar, senza ricorrere ogni volta alle fresche fresche.
– pranzo/cena da 12 a 16€ a pasto: a meno che non decidiate di andare sempre al supermercato e mangiare cose pronte (ma vi assicuro che non risparmiate gran ché, anzi), la favoletta che tutti gli albergue hanno la cucina non è vera quindi dovete per forza rivolgervi a bar e ristoranti. Hanno tutti un menù del giorno composto da un antipasto/primo, un secondo con contorno, bevanda, caffè e nella maggior parte dei casi un dolce o un frutto. Ne vale decisamente la pena almeno una volta al giorno perché avrete parecchia fame.
– lavatrice 4,00€: lavatrice e asciugatrice sono un po’ dei beni di lusso sul cammino, è vero, ma credetemi che dopo 30 km a me la voglia di lavare a mano i panni di due persone è passata al secondo giorno. L’asciugatrice, che hanno il 90% degli albergue, costa uguale.
– pernottamento dai 12 ai 14 €: è vero che si riesce a dormire anche con 7€ nei comunali e nei parrocchiali, ma vige la regola del chi prima arriva meglio alloggia, quindi o sapete di essere arrivati presto o difficilmente troverete posto, specie da Sarria in poi.
A conti fatti noi spendevamo quindi intorno ai 50€ al giorno per vivere, che sono pochissimi in termini assoluti considerato tutto ciò che comprendono, ma sono quasi il doppio di ciò che la rete dice che spenderete.
N.B.: considerate che in Spagna non c’è l’obbligo di avere un POS e chi ce l’ha è libero di fissare come meglio crede la soglia minima di spesa. Il mio consiglio spassionato è di avere sempre con se almeno 100€ in contanti, altrimenti rischiate di saltare la colazione (pagata col POS solo da Sarria in poi) o il pranzo. Per altro anche la lavatrice e l’asciugatrice spesso vanno pagate separatamente in contanti. Per prelevare cercate gli sportelli Abanca che, non so perchè, non hanno commissione con l’Italia (testato sul mio conto), diversamente la commissione è circa 2/2,50€ a prelievo.



COSTI EXTRA
Di costi extra ce ne saranno davvero pochi, alla fine:
– servizio di spedizione degli zaini da una tratta all’altra 5,00 € a zaino a tratta
– credenziale 2,00 € (sempre che non la richiediate alla Congregazione di San Giacomo)
– Compostela “aggiuntiva” (che riporta km percorsi e date, perchè quella “classica” è gratuita) 3,00 €
– tubo di cartone per contenere le compostele 2,00€
A questo magari aggiungete dei souvenir (non aspettatevi sta gran scelta), qualche birra e poco altro.
Sinceramente di extra, oltre a questi, ho finito per non sentirne il bisogno, sazia com’ero delle esperienze vissute in giornata.
COSA HO IMPARATO
In questo paragrafo troverete le regole auree che ho imparato e che vorrei tramandarvi.
ZAINO ed equipaggiamento
Prima di tutto ripetete con me: “lo zaino deve essere più piccolo e leggero possibile.” Bravissimi.
Ho scoperto, a discapito della mia ernia bilaterale, che uno zaino 55+10 lt pieno sulle spalle è una follia. Considerate che nemmeno chi stava facendo tutto il Cammino da Saint-Jean-Pied-de-Port, spesso, aveva uno zaino così capiente.
Un 30 lt, o 36 lt al massimo, sarebbe stato più che sufficiente.
Questa considerazione arriva soprattutto perchè ci siamo resi conto che, nonostante ci fosse sembrato di aver messo due cavolate nello zaino, una buona metà della roba manco l’abbiamo usata. Allego la versione aggiornata della lista che già vi avevo fatto. Stavolta è unisex, che facciamo prima.
Ci sono altre cose che possono essere utili ovviamente, tipo per esempio la fascia lombare contenitiva, con cui personalmente ho avuto un intenso rapporto per 15 giorni e che non finirò mai di ringraziare perchè senza di lei non ce l’avrei fatta. Non sto scherzando.
Su alcuni articoli poi vorrei fare delle considerazioni.
– Intimo: è vero che forse di quello potreste portarne anche un capo in più (quindi 3x compreso ciò che indossate alla partenza), ma io e Luca abbiamo indossato le stesse calze per 15 giorni, lavandole quotidianamente e facendole asciugare in asciugatrice o di notte, e due paia di mutande alternate (mentre lavi un paio metti l’altro, ça va sans dire). Perchè portare peso in più?
– Pile o felpa: per questo indumento io ho sottovaluto due problemi non da poco. Il primo è un problema di spazio: la felpa che ho portato io (banalissima felpa da caccia Decathlon) una volta arrotolata nello zaino ingombrava un sacco e, se lo zaino è piccolo, questo è un problema. Il disagio più grosso, però, è stato che si è rivelata leggera e faceva passare anche la brezza più debole. Tanto per darvi l’idea io ho risolto solo mettendo sotto la termica, che fortunatamente mi ero portata per il principio del “non si sa mai” e, sopra, la k-way; tre strati per non aver preso un prodotto tecnico. Da qui la decisione che la prossima volta mi porto qualcosa di tecnico, a costo di comprarla con largo anticipo con il black friday o i supersaldi (possono costare anche oltre i 100€ se fatte bene).
– Borraccia: io ne avevo una da 0,75 lt Decathlon in alluminio e devo dire che mi sono trovata discretamente bene. La prossima volta meno abiti e più acqua (quindi almeno un litro), però, perchè c’è stata una tappa -la salita da Astorga a Foncebadòn, se non erro- in cui non abbiamo trovato mezza fontanella. Sono arrivata a chiederne un bicchiere a un ragazzo del gruppo con cui ho fatto un tratto di strada (Luca era quasi mezz’ora di cammino avanti a me, per questo non ho potuto chiederla a lui). Onestamente non mi spiego come si possa sopravvivere con la bottiglietta da mezzo litro, come fanno in tanti.
– Kit di pronto soccorso: col senno di poi non posso che chiedermi se pensassi di andare nel Sahara, per aver bisogno di tutta quella roba. Peso inutile, ecco cosa è stato. Per altro, il comico della situazione, è che quando abbiamo avuto bisogno di qualcosa che non fosse un cerotto o la Tachipirina, l’abbiamo comprata perchè l’antifiammatorio in crema che avevamo non andava nemmeno bene! Quindi portatevi due cavolate che tanto le farmacie sono abituate ai pellegrini, quindi gli antibiotici base li danno anche senza ricetta, se lo ritengono necessario, e trovate farmacie lungo tutto il percorso. Vale anche per i sali minerali questo discorso, ma ve li ho lasciati nell’elenco lo stesso, perchè il fatto che io sia pigra e non abbia avuto voglia di farmi il beverone preferendo la sosta al bar con l’Aquarius, non significa che questa cosa valga anche per voi.
Vi lascio il link al discorso sulle vesciche perchè è sempre valido. Lo trovate QUI
– Beauty: anche qui, ho portato probabilmente troppa roba. Diciamo innanzitutto che le saponette, a mio parere, non facendo in tempo ad asciugare prima di rimetterle via, diventano viscide, fanno umido e anche un po’ schifo. Se, come me, alla fine decidete di fare il bucato avvalendovi della tecnologia – cosa che naturalmente per il prezzo che ha vi consiglio – il discorso della saponetta di marsiglia decade e vi potete portare serenamente i saponi liquidi da 100 o più ml. Anche qui non li porterei troppo grandi che i supermercati in spagna ci sono e spesso vendono anche i formati viaggio. Se proprio volete portarvi per scrupolo una saponetta di marsiglia, portatela piccola e tenetela jolly solo per il bucato di emergenza, oppure compratela in loco e ciao.
– Scarpe: direi che il post che avevo già fatto si è rivelato corretto quindi ve lo linko QUI. Ci tengo ad aggiungere però che, per la nostra personale esperienza, portare dei sandali di gomma invece delle infradito si è rivelato indispensabile per camminare bene qualche ora, arrivati a destinazione. Sarà che io ho un odio profondo per le infradito classiche perchè non ci so camminare, ma le Teva mi hanno salvata anche se sono leggermente più ingombranti nello zaino.
Tacite regole tra pellegrini
Per quanto alcune di queste potranno sembrarvi banali, fidatevi di me, non lo sono affatto e la ragione per cui ho deciso di inserire in questo articolo anche questo capitolo è perchè, se tutti le rispettassero, si vivrebbe meglio (sia pellegrini che hospitaleri).
– non si appoggia mai lo zaino sul letto: durante il giorno vi capiterà spesso di togliere lo zaino e buttarlo a terra da qualche parte senza troppa cura. Se quello zaino poi viene appoggiato sul letto può diventare veicolo per insetti e altro, che poi vi ritrovate addosso di notte. È sufficiente metteli per terra in testa o ai piedi del letto, anche se siete nel piano sopra del letto a castello.
– in albergue si parla a bassa voce, a qualsiasi ora: a meno di non essere totalmente soli nella stanza (e anche in quel caso non urlerei per non dar fastidio alle stanze vicine), è buona norma parlare a voce più bassa possibile quando non addirittura a gesti perchè si potrebbe dar fastidio a qualcuno che sta riposando. Naturalmente, lo stesso discorso vale per il frastuono fatto con oggetti come zaini e scarpe, che è sempre meglio evitare per quanto possibile. Noi per esempio preparavamo lo zaino la sera prima lasciando in cima a zaino aperto il beauty per lavarci i denti e poi chiudevamo lo zaino all’ingresso dell’albergue, lontano dai pellegrini che ancora dormono.
– di notte si tolgono le suonerie e possibilmente si evitano sveglie fastidiose: il discorso è analgo a quello appena fatto, ma preferisco specificarlo. Mi è capitato di sentire suonerie alle 3 del mattino e sveglie da cartone animato alle 4. Non tutti hanno l’abitudine di svegliarsi alla stessa ora, quindi non vedo perchè devo interrompere il mio sonno per la tua sveglia. Io, ma forse sono anche eccessiva, usavo la sveglia dello smartwatch impostata sulla sola vibrazione così la sentivo solo io.
– se l’albergue dispone di cucina, bisogna lasciare in ordine: premesso che, sarà stato un caso, ma di albergue con la cucina agibile (quando era presente) non ne abbiamo visti molti, spesso mi è capitato di lavare piatti non miei pur di avere spazio di manovra nei lavelli. Non è corretto per evidenti ragioni che non penso di dovervi esplicitare, ma lo scrivo in caso a qualcuno venisse la balzana idea che ci sia del personale che sistema al posto nostro.
– non si lasciano le nostre cose sparse in giro per la stanza: dal momento che gli spazi sono condivisi, bisogna cercare di non lasciare in giro e di essere, se non ordinati, almeno poco ingombrati.
– tra pellegrini ci si aiuta: so che può sembrare un discorso strano, ma tra pellegrini ci si prestano creme e regalano cerotti, se non addirittura sorsi d’acqua al bisogno (♡). Ho notato che è proprio una cosa che nasce spontanea e, ve lo dico sinceramente, è una delle cose che più mi mancano del Cammino.
– portate rispetto per gli hospitaleri: in molti casi gli hospitaleri sono volontari o famiglie che gestiscono l’attività a conduzione familiare. Cercate di lasciare più in ordine possibile quando ve ne andate e di fare ciò che vi viene gentilmente richiesto. Ad esempio, in alcuni casi, chiedono di lasciare il letto disfatto o di mettere le lenzuola sporche in ceste apposite. È un gesto che a voi non costa nulla, ma per loro è un enorme riduzione di lavoro e, considerato quanto poco si paga il pernottamento, esaudire una richiesta simile è un bel gesto di civiltà.
SUGGERIMENTI
– Se riuscite a organizzarvi cercate di non percorrere solo gli ultimi 100km perchè, vi assicuro, checché se ne dica, l’atmosfera è totalmente diversa e soprattutto lo è la quantità di pellegrini. Condiderate che si passa dall’incontrare una persona ogni mezz’ora al massimo, all’essere in fila in coda quando sul sentiero si trova una strettoia: non è poco.
In più, e so che molti non sono d’accordo perchè lo trovano “classista” (ma stica – è mio il blog e ci tengo a essere onesta, pappappero), i pellegrini che ho visto da Sarria in poi, nella maggioranza dei casi, del Pellegrino ha ben poco: di solito li vedi girare con un marsupio o uno zainetto, se non addirittura una borsetta in caso di donne, e quando arrivi in albergue trovi i loro millemila trolley consegnati dai taxi. Sì, avete capito bene: marsupio e trolley: di pellegrino tutto ciò per me ha ben poco.
Se quindi volete davvero saggiare cosa voglia dire essere un Pellegrino vi suggerisco di fare almeno i nostri km (330) oppure di scegliere una via diversa (Portoghese, della costa, della plata… quella che volete) che magari è meno battuta.
– Godetevi ogni singolo istante. Non fatevi mancare niente, respirate ogni emozione come se doveste fare il pieno per quando rientrerete perchè niente sarà più come prima. Io pensavo fosse un’esagerazione, ma mi sono ritrovata a cambiare completamente il mio modo di vedere me stessa, le mie capacità personali e persino il mio modo di vestire. È incredibile quanto un viaggio zaino in spalla (e non trolley in taxi) ti cambia dentro.
Vi confesserò una cosa: da quando sono tornata, ogni volta che riguardo una foto o un video sento un calore al cuore che nessun altra vacanza mi ha mai fatto provare.
Questa non è una vacanza, è un’esperienza di vita.
POSTI CHE MI SONO RIMASTI NEL CUORE
Come sempre vi voglio inserire qui in calce i posti dove mi sono trovata meglio, sia per mangiare che per dormire.
Dal momento che fare un articolo ciascuno è complicato perchè le cose da scrivere non sarebbero moltissime, ve li elenco in questa pagina in ordine di arrivo dal più lontano al più vicino a Santiago. LINK
Infine in questa mappa trovate tutti i posti dove abbiamo mangiato e dormito. Di questi, ho inserito anche quelli che non ci sono nell’elenco precedente perchè sono albergue come tanti, ma magari tornano utili a qualcuno.
